Si può dimostrare l’esistenza di un Dio trascendente?

Di primo acchito può sembrare impossibile dare una dimostrazione dell’esistenza di un Dio trascendente, intendendo con ciò che se qualcosa si nega dall’ambito della nostra esperienza diretta, è sicuramente qualcosa che non possiamo indagare in modo serio e completo.

Va subito sottolineato come una simile considerazione sarebbe mordace solo qualora si pretendesse di sperimentare direttamente Dio. Il che è un “assurdo in termini” dal momento che Dio è un tutto e come tale non può essere sperimentato da una sua singola parte.

Fortunatamente dimostrare l’esistenza di Dio è diverso dal volerlo sperimentare direttamente, e richiede semplicemente che la sua nozione sia gestibile all’interno di un ragionamento logico.

E dal punto di vista logico la trascendenza di Dio non costituisce un problema, purché sia una nozione che la mente umana sappia rappresentare e quindi porre in corretta relazione con le altre, accorgendosi quando qualcosa la conferma o la contraddice.

Ma prima di procedere oltre è necessario dare una definizione di trascendenza. E nel caso di Dio, il modo corretto di definire la trascendenza è quello di farla equivalere alla sua capacità di porsi al di là delle forme e delle dinamiche dell’universo.

Questo perché se le forme e le dinamiche dell’universo non possono afferrare Dio, Dio non si identificherà con l’universo, ma costituirà quell’uno da cui l’universo stesso è emerso, e sarà dotato rispetto ad esso delle qualità di onnipotenza, onniscienza e onnipresenza.

È facile osservare come una definizione di trascendenza quale quella appena data risulta perfettamente trattabile in modo logico perché fa riferimento a nozioni rappresentabili dalla mente umana, quali la sua capacità di riconoscere le forme e le dinamiche di cui è costituito l’universo.

Detto in altre parole: determinare la trascendenza di Dio risulta un’operazione alla nostra portata.

Occorre semplicemente individuare qualcosa (e questo qualcosa è l’esistenza) che si dimostra estranea alla nostra capacità di riconoscere le forme e le dinamiche, pur essendo presente in tutte le forme e in tutte le dinamiche.

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