L’origine rivelata della nozione di Dio

II credenti accettano la nozione di Dio come parte della rivelazione, nel preciso senso che Dio c’è, esiste, ed è esattamente quello che viene loro presentato dai testi sacri e dai profeti. In questo senso Dio viene a costituire qualcosa di dato in partenza, di già conoscibile al massimo grado di possibilità a noi consentito e voluto da lui. Non c’è in altre parole da parte dei credenti nessuna propensione a fare indagini ulteriori e trovare un senso più profondo a ciò che rappresenta Dio veramente.

Se un simile atteggiamento è ammissibile e comprensibile da parte dei credenti, diverso invece deve essere l’approccio degli studiosi: i quali hanno il dovere di approfondire e dare un senso ben preciso alla nozione di Dio. Quello che dovrebbero fare a riguardo è stabilire innanzitutto se si tratta di una nozione coerente in sé stessa, ovvero capace di descrivere un Dio dotato di un qualche senso logico, e successivamente se le sue proprietà risultino conformi a quello che sappiamo sul funzionamento della natura.

Poiché nelle religioni rivelate Dio è descritto indicativamente come un essere onnipotente, onnisciente, onnipresente che cosciente di sé stesso ha creato l’universo: sono proprio queste le proprietà che gli studiosi credenti dovrebbero prima di tutto approfondire e giustificare. E nel caso in cui queste proprietà non potessero essergli attribuite si dovrà indagare la realtà per verificare se ne mostri altre che pur diverse siano comunque compatibili con una chiara e imprescindibile idea di divinità. Perché se Dio esiste: c’è da ben prima della comparsa dell’uomo sulla Terra, e potrebbe avere attributi e qualità che pur confacendosi poco con le religioni rivelate di cui noi esseri umani ci siamo dotati, non gli impediscono comunque di essere il creatore di ogni cosa.

Va osservato come per raggiungere un siffatto obiettivo non basti elaborare un’argomentazione astratta più o meno convincente sulla nozione di Dio, ma è altresì necessario riportare e ricondurre le sue proprietà a qualche fenomeno osservabile e ripetibile presente nel nostro universo. Detto altrimenti: una qualsiasi spiegazione data in proposito che però non potesse essere rimandata a nulla di conoscibile e verificabile concretamente si delineerebbe come arbitraria e quindi ingiustificata.

È inutile dire che questo obiettivo non è ancora stato raggiunto, e quindi all’attuale stato della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa come invece fanno gli studiosi credenti che la nozione corretta di Dio sia quella di un ente onnipotente, onnipresente e onnisciente.

Il fatto che gli studiosi credenti non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa tematica, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.

Per vedere come sia possibile dare una giustificazione della nozione di Dio quale ente onnipotente, onnipresente e onnisciente si può fare riferimento ai miei libri: “Tutte le verità su Dio”, “La natura dell’esistenza” e “La coscienza dell’esistenza”.

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