L’inconsistenza del materialismo scientifico

Se di fronte a noi abbiamo una scatola e siamo curiosi di scoprire cosa contenga, la cosa migliore che possiamo fare nella maggior parte dei casi è decidere di aprirla.

Ma che succede se dentro ad essa troviamo un’altra scatola? Semplice. Apriamo anche quella. D’altronde in uno spazio limitato come quello che stiamo considerando non potranno certamente essere contenute l’una nell’altra un numero illimitato di scatole, quindi possiamo proseguire sicuri che quel gioco di scatole cinesi avrà sicuramente una fine.

L’interesse maggiore è, in un caso come questo, scoprire se l’ultima scatola sarà vuota oppure conterrà al suo interno qualcosa di interessante, possibilmente un oggetto prezioso che ci ripaghi di tanta suspense.
Anche la scienza ha le sue scatole cinesi, ed una di queste la scopriamo cercando di rispondere semplicemente alla domanda: “di cosa sono fatti gli oggetti”?

Nell’antichità si pensava che ogni oggetto fosse costituito dall’insieme di soli quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco, ciascuno di essi doveva essere considerato densamente pieno, cioè privo di qualsivoglia vuoto al suo interno.

Oggi siamo in grado di dare una risposta più precisa a quella stessa domanda. Perché se è vero che gli oggetti possono essere composti di diverse sostanze, queste sostanze non sono necessariamente terra, aria, acqua e fuoco, e soprattutto ciascuna di esse è costituita a sua volta da molecole, a loro volta composte da atomi, i quali sono formati da un nucleo di neutroni e protoni, e da elettroni vari che ci “girano” attorno.

I protoni e neutroni sono poi ancora scomponibili in particelle ancora più elementari, chiamate quark.
Si è ripresentato di fronte a noi un gioco di scatole cinesi. E ancora una volta ci aspettiamo di vederne la fine: se non con quark e gli elettroni con altre unità di materia ancora più piccole ed elementari.

Sebbene siamo in grado di spiegare cosi dettagliatamente la struttura della materia, non siamo comunque in grado di rispondere alla domanda di cosa essa sia in essenza.

Esasperando la situazione si potrebbe affermare che i fisici moderni non conoscono sulla natura ultima della materia niente di più di quello che già non conoscessero gli antichi, e questo perché la scienza si è semplicemente limitata a trasferire il concetto di materia a un gradino sempre più basso: dagli oggetti macroscopici all’insieme delle distinte sostanze di cui sono composti, da queste alle molecole, e poi ancora agli atomi, fino ad arrivare oggi alle particelle.

Detto in termini più espliciti: la consistenza materiale di una particella è per noi tanto misteriosa quanto per gli antichi era misteriosa la consistenza dell’acqua, della terra, dell’aria e del fuoco.

Non comprendere cosa sia la materia non rappresenta comunque un problema nella comprensione degli aspetti quantitativi della natura in quanto le proprietà fisiche degli oggetti riflettono il modo con cui le particelle di cui sono composti interagiscono tra loro.

Il problema legato ad una siffatta mancanza si manifesta semmai ad un altro livello ugualmente importante. Il fatto è che ignorando cosa sia la materia nella sua essenza, l’affermazione secondo la quale tutto può essere ricondotto alla materia e alle sue proprietà, dovrà essere considerata completamente priva di senso.

E poiché il materialismo scientifico fa sua proprio questa posizione non potremo attribuirgli alcun significato concreto.

Tanto per fare un esempio, diversamente da quanto si crede, il materialismo scientifico non può essere invocato neppure per sostenere l’impossibilità di indagare qualcosa di non materiale come la percezione del gusto di un’arancia.

Infatti non sapendo cosa sia davvero la materia non saremo nella posizione di poterla considerare dissimile o imparagonabile ad una percezione. Inoltre anche se il gusto di un’arancia non può esser osservato e misurato nei modi con cui lo è la materia standard, risulta ugualmente osservabile e misurabile dalla mente che lo sperimenta.

In sostanza il materialismo scientifico risulta essere una concezione completamente inconsistente, eppure è anche quella che domina l’attuale scienza.

Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.

Per vedere come sia veramente la materia si può fare riferimento al mio libro: Le leggi dell’esistenza.

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