L’inadeguatezza del materialismo scientifico

Durante le partite a bocce capita sovente che quando una boccia ne colpisce un’altra, la scaraventi via, fermandosi al suo posto. Dal punto di vista fisico la situazione così descritta risulta facilmente spiegabile. La palla in movimento colpendo in pieno quella ferma, la impatta con tutta la forza del proprio movimento.

A questo punto interviene la legge di azione e reazione secondo la quale quando un corpo si trova ad esercitare su un altro una certa forza, quest’ultimo gliela restituirà uguale e contraria. Quello che accade dunque è che la prima palla oltre a trasferire alla seconda una forza pari a quella del suo intero movimento, si troverà a ricevere da essa una forza uguale e contraria finendo pertanto per fermarsi.

Naturalmente la palla colpita si troverà a muoversi a causa dell’urto subito, e più specificamente per quella legge fisica che vuole che il moto totale si conservi.

Una situazione come quella testé descritta, ancorché semplice e banale, contiene un’insidia piuttosto velenosa che basta da sola ad invalidare l’intero materialismo scientifico. E questo perché l’affermazione alla base di tale concezione, relativa al poter ricondurre ogni cosa alla materia e alle sue proprietà, si dimostra del tutto incompatibile all’analisi che abbiamo appena svolto.

Il fatto è che anche nel caso di due palle che entrano in contatto, siamo in presenza di una discontinuità problematica tra la situazione materiale che si ha prima: una palla in movimento e l’altra ferma, e quella che si ha dopo: una palla che si ferma e l’altra che inizia a muoversi.

Infatti dal punto di vista logico possiamo sostenere che la materia abbia in sé stessa le ragioni che definiscono il suo stato, ovvero ciò che è in quel dato momento, ma non ha né può avere in sé stessa le ragioni per essere altro da quello che è, perché essere altro da quello che è, sarebbe contraddittorio.

Detto in termini più espliciti: una palla che si muove con una data velocità può avere in sé stessa dal punto di vista logico solo la possibilità di continuare a muoversi con quella velocità, mentre non può darsi la capacità per manifestarne una differente.

D’altro canto se la materia avesse in sé stessa le ragioni per poter essere anche quella che non è, e quindi per poter subire dei cambiamenti, saremmo in grado attraverso quelle stesse ragioni di ricondurre alla materia ogni evento. Detto in altre parole: la dinamica dell’universo sarebbe essa stessa contenuta in ciò che è la materia e noi potremmo conoscerla per deduzione logica, senza aver bisogno di imputare i cambiamenti intervenuti all’azione di una qualche legge astratta.

Nell’urto tra le due palle un tale intervento si è invece dimostrato inevitabile, nel preciso senso che senza l’ausilio della legge di azione e reazione e quella della conservazione della quantità di moto non saremmo mai stati in grado di ricondurrei i cambiamenti subiti delle due palle considerate al solo stato da esse posseduto inizialmente.

Con ciò intendo dire che la palla colpita avrebbe potuto manifestare un comportamento ben diverso da quello che invece ha assunto, in quanto la situazione materiale iniziale non implicava in alcun modo di trovarci in un universo nel quale vigessero le suddette leggi.

In sostanza quello che accade e che determina i cambiamenti nella materia non è logicamente riconducibile alla materia stessa, ma manifesti un grado di libertà aggiuntivo che possiamo gestire solo invocando l’intervento di precise leggi della natura che introducono nel sistema nuova informazione.

Affermare che tutto sia riconducibile alla materia e alle sue proprietà significa pertanto negare i presupposti stessi del nostro ragionamento logico. Possiamo quindi concludere che il materialismo scientifico che domina la scienza di oggi sia del tutto inadeguato a descrivere quello che sappiamo davvero dell’universo.

Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa problematica, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.

Per comprendere cosa permetta alla materia di manifestare dei cambiamenti, si può fare riferimento al mio libro: “Le leggi dell’esistenza”.

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