L’impossibilità del movimento

Un problema conosciuto da molti riguardo l’impossibilità del movimento lo troviamo nei paradossi di Zenone, e in particolare in quello della dicotomia, che qui esprimerò in modo fantasioso.

Supponiamo di essere a Lecce e di voler giungere a Milano. Per arrivare a Milano dovremo prima passare per una tappa intermedia a metà distanza, che potremo ipotizzare essere Chieti. Una volta arrivati a Chieti, per giungere a Milano dovremo passare ancora una volta per una tappa intermedia a metà distanza, che potremo ipotizzare essere Forlì. Una volta arrivati a Forlì per giungere a Milano dovremo passare per l’ennesima volta per una tappa intermedia a metà distanza, che potremo ipotizzare essere Modena.

Questo procedimento come è ovvio potrebbe ripetersi all’infinito per via della possibilità di trovare a metà distanza sempre ulteriori tappe da cui passare. Il problema è che stando così le cose non dovremmo essere in grado di arrivare a destinazione, come invece succede nella realtà. Infatti il numero di operazioni richieste per raggiungere le suddette tappe intermedie dovrebbe essere infinito: e noi esseri umani non siamo in grado di compiere infinite operazioni.

Il paradosso della dicotomia qui introdotto, che può essere impiegato per sostenere l’impossibilità del movimento, è attualmente considerato superato dalla descrizione che ne dà la matematica, perlomeno così ritengono gli attuali scienziati. Infatti in ambito matematico la somma di infiniti termini, in questo caso dovuti ai continui dimezzamenti, non comporta alcun problema in quanto la nozione di limite ci consente di associargli piuttosto facilmente un valore, che nel caso in esame coincide proprio con la distanza tra Lecce e Milano.

Peccato che il suddetto impiego del limite indichi solamente che il suddetto valore della distanza è quello verso il quale siamo in grado di avvicinarci a piacere, ma non ci dice nulla sulla possibilità o meno di compiere le infinite operazioni richieste per raggiungerlo.

Quello che deve essere compreso a questo proposito è che il limite di una somma non rappresenta l’esisto che si ottiene svolgendo le infinite operazioni che la costituiscono, perché se così fosse non riusciremmo certamente a calcolare alcun limite: non potendo noi esseri umani svolgere un così ampio numero di operazioni.

Poiché la risoluzione del paradosso della dicotomia offerta dalla matematica aggira il problema costituito dal numero infinito di operazioni richieste per arrivare a destinazione, che è proprio il problema su cui tale paradosso è incentrato, dobbiamo reputarla sbagliata, con ciò considerando la spiegazione del movimento ancora di là da venire.

Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa problematica, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.

Per vedere come sia possibile superare il problema del movimento, si può fare riferimento al mio libro:
“Le leggi dell’esistenza” oppure leggere la mia pubblicazione scientifica: Struttura discreta dello spaziotempo

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