Le forme e le dinamiche delle nostre percezioni descrivono davvero ciò che esiste fuori dalla nostra mente?

Quando ci relazioniamo con l’universo, diamo per scontato che ciò che vediamo, ascoltiamo … sia proprio qualcosa di esterno a noi. In sostanza se vediamo un tavolo pensiamo che esista davvero un tavolo davanti a noi, e che abbia proprio la forma con cui noi lo stiamo osservando.

In verità la cose non stanno esattamente così, perché il tavolo responsabile dell’immagine che osserviamo, potrebbe essere qualcosa di completamente diverso da come ci appare, semplicemente perché ciò che osserviamo rappresenta il risultato di come il nostro cervello è in grado di costruire le immagini, i suoni, gli odori …

Sorge così spontaneo l’interrogativo se sia lecito attribuire le forme e le dinamiche che popolano le nostre percezioni alle forme e alle dinamiche degli oggetti che esistono al di fuori della nostra mente e che interagiscono con i nostri sensi.

La risposta è fortunatamente affermativa, ma per comprenderne le ragioni dobbiamo chiamare in causa la nostra capacità di interagire con la realtà.

Per prima cosa notiamo che se quello che i nostri sensi rappresentassero dell’esterno non fosse preciso, sicuramente avremmo delle difficoltà a interagire con la realtà, e magari non saremmo neppure in grado di sopravvivere.

Il discorso si fa ancora più stringente se consideriamo che la nostra interazione con la realtà non si è limitata alla mera sopravvivenza ma ci ha permesso di raggiungere una comprensione dei fenomeni naturali tanto ampia da sviluppare una scienza e una tecnologia davvero considerevoli.

Tale capacità di comprendere, o poter comprendere, il funzionamento della realtà implica che ci debba per forza essere una corrispondenza biunivoca tra gli elementi del mondo esterno e quelli che è in grado di associargli la nostra mente.

In pratica le differenti forme e dinamiche che sperimentiamo attraverso le percezioni devono potersi riferire a talune forme e dinamiche esistenti all’esterno e solo a quelle, perché solo a questa condizione diviene possibile cogliere le eventuali regolarità che caratterizzano le leggi della natura.

In questo senso non importa che le forme e le dinamiche che noi percepiamo siano esattamente quelle di cui è dotata la realtà, e che quindi il tavolo sia davvero come lo immaginiamo anche al di fuori della nostra mente. Importa invece che la forma che abbiamo colto di esso ci permetta di accedere a quella e a solo quella forma che lui possiede nella realtà.

Ed è proprio questa corrispondenza che ci autorizza ad attribuire direttamente e in modo ingenuo le forme e le dinamiche delle nostre percezioni alle forme e alle dinamiche che popolano il mondo esterno.

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