Il principio di oggettività

Il principio di oggettività, introdotto da Galileo Galilei, sancisce la necessità di distinguere le proprietà della natura in primarie quando dipendono dall’oggetto che le manifesta, come il volume, il peso, la forma, e via discorrendo, e in secondarie quando dipendono dal soggetto che le osserva come il colore, sapore, odore e via discorrendo.

Poiché solo le proprietà primarie possono essere misurate e quindi descritte matematicamente, dovevano essere le sole caratteristiche della natura a venir fatte oggetto dell’indagine scientifica. Per la stessa ragione ha finito per rimanere escluso dall’indagine scientifica l’intera metafisica e tutto quello che si trovava ad evadere dalla sfera dell’immanente.

L’aspetto basilare del principio di oggettività non è comunque quello di richiedere l’impiego della matematica quanto la possibilità di effettuare delle misure, e quindi avere un riscontro oggettivo degli aspetti della natura indagati, che potesse mettere d’accordo tutti e quindi slegarsi dalla sfera della soggettività.

Indubbiamente le scienze sviluppatesi nella direzione indicata da tale principio hanno colto importantissimi successi in questi secoli, e forse anche per questo nessun eminente scienziato si è mai sognato di metterne in discussione la validità.

Resta il fatto che seguire un principio senza mai metterlo in discussione è qualcosa di già visto in molti altri ambiti dello sviluppo umano, e ci consente di affermare a ragion veduta che anche la scienza ha i suoi dogmi e ben se ne guarda dal liberarsene.

La verità è che sottoposto ad un’attenta ed onesta analisi il principio di oggettività si rivela essere proprio sbagliato, ma per scoprirlo dobbiamo indagare più a fondo le varie implicazioni connesse con le misurazioni.

Ad esempio se vogliamo conoscere la misurazione del peso di un oggetto, non sarà sufficiente misurarlo (come prevede il principio di oggettività), ma dovremo sperimentare l’esito di quella misurazione come percezione che ci viene dal senso della vista (se stiamo osservando la bilancia sulla quale si e posto il peso) o dal senso dell’udito (se stiamo ascoltando le lettura del peso mostrato da quella bilancia).

Ma se quello delle percezioni è un mondo soggettivo, chi ci assicura che persone distinte siano in grado di dare lo stesso significato alle percezioni di quella misura?

Supponiamo ad esempio che l’esisto della misurazione sia stato pari a “sei chili”. Il significato di un simile responso è tale nella misura in cui assume precise relazioni con le percezioni di altre misurazioni dello stesso tipo, come ad esempio quelle di essere maggiore di “cinque chili” e minore di “sette chili”.

Ritenere che sia possibile gestire in modo corretto le misurazioni significa pertanto richiedere che tutte persone siano in grado di mettere in relazione allo stesso modo le corrispondenti percezioni. Detto in altri termini: dove una persona vede due insiemi di percezioni coincidere o non coincidere, qualsiasi altra persona dovrà vedere le corrispondenti percezioni ugualmente coincidenti o ugualmente non coincidenti.

In sostanza principio di oggettività si contraddice in sé stesso perché pur negando qualsivoglia validità a ciò che non può essere misurato, si fonda su un allinearsi di percezioni che è invece qualcosa di soggettivo e non misurabile.

L’errore commesso dagli scienziati non è stato tuttavia quello di aver dato grande risalto alle misurazioni, ma piuttosto quello di aver preteso che fossero un requisito irrinunciabile. La conseguenza di un simile atto di cecità è stato quello di tagliare fuori dall’indagine scientifica interi ambiti di realtà altrettanto se non più importanti di quelli “quantitativi”.

Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa problematica, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.

Per vedere come sia possibile superare il principio di oggettività, si può fare riferimento al mio libro: “I paradigmi della mente”

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