I paradigmi della mente: come nascono?

Sono arrivato allo sviluppo dei paradigmi della mente passando attraverso varie fasi.

Per prima cosa mi indirizzai sulla logica con l’obiettivo di ricondurre il principio di identità e quello di non contraddizione alle proprietà della mente umana. Sapevo cioè come funzionava la mente umana: dovevo solamente prendere la nostra capacità di determinare ciò che è e ciò che non è o che non può essere e ricondurlo ai meccanismi di mia conoscenza.

Verificare che i principi di identità e non contraddizione con cui comprendiamo il mondo fossero davvero espressioni della mente umana, mi fece subito comprendere che c’era qualcosa di molto strano.

Perché il mondo esterno alla nostra mente si conformava a tali limiti? Perché, mi chiesi, ciò che è possibile e impossibile da capire per la nostra mente finiva per essere qualcosa che era possibile e impossibile da verificarsi anche nel mondo ad essa esterno?

Mi resi cioè conto che se la logica prodotta dalla nostra mente funzionava nel descrivere il mondo era perché per qualche strana ragione tra di loro sussisteva un preciso legame. E l’unica spiegazione plausibile, per quando sorprendente, era che il mondo esterno fosse a sua volta l’espressione di una mente dotata delle stesse capacità creative della nostra.

Facendo mia questa ipotesi di lavoro fui in grado di risolvere facilmente i principali problemi delle scienze contemporanee, e fui addirittura in grado di riformulare materie come la matematica e la fisica.

Quando mi accorsi che la riformulazione di queste materia rifletteva un approccio alla conoscenza completamente diverso e superiore al precedente, ho proceduto a formalizzarlo, facendo nascere per l’appunto i paradigmi della mente.

Comments are closed.

Post Navigation