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	<title>Nicola D&#039;Alfonso Il sito ufficiale</title>
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	<description>Per una nuova condivisione scientifica</description>
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		<title>Dio è buono</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 09:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[3) Problemi su Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sebbene all&#8217;interno delle religioni Dio assuma spesso il ruolo di giudice a volte severo della nostra condotta e quindi sia in grado di incutere timore e paura, i credenti lo considerano buono, sommamente buono. Il motivo di questo stato di cose è piuttosto semplice, e dipende dal fatto che i credenti abbiano intimamente bisogno di <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/dio-e-buono/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene all&#8217;interno delle religioni Dio assuma spesso il ruolo di giudice a volte severo della nostra condotta e quindi sia in grado di incutere timore e paura, i credenti lo considerano buono, sommamente buono. </p>
<p>Il motivo di questo stato di cose è piuttosto semplice, e dipende dal fatto che i credenti abbiano intimamente bisogno di vedere Dio come un rifugio, una speranza, una risorsa, un punto di riferimento per sentirsi più forti, protetti, e dare infine un senso alla loro esistenza. E un Dio percepito come cattivo non riuscirebbe ad assolvere a nessuno di questi bisogni.</p>
<p>La situazione si fa molto più delicata quando attribuiamo a Dio, come avviene nell&#8217;ambito di talune religioni, il compito di assegnarci premi e punizioni dopo la vita materiale. In particolare è difficile sostenere che Dio sia buono se al contempo lo riteniamo responsabile di punizioni eterne e terribili. </p>
<p>Neppure noi esseri umani che non siamo propriamente degli angeli puniremmo qualcuno in eterno tantopiù in modo atroce, se non altro perché dopo milioni di anni ogni nostra sete di giustizia e vendetta avrà comunque avuto modo di placarsi e perdere significato. </p>
<p>Allora perché un Dio buono dovrebbe accanirsi contro degli esseri che commettono errori proprio perché lui stesso li ha creati imperfetti?</p>
<p>Siamo di fronte a un dilemma piuttosto serio che ha impegnato molto a lungo e molto seriamente gli studiosi credenti, i quali però non hanno prodotto di meglio dell&#8217;affermazione secondo la quale Dio dà massimo valore alla nostra libertà di scelta. </p>
<p>In questo senso potendo noi scegliere liberamente, il male che decidiamo di compiere non potrà in alcun modo essere impedito da Dio, e la minaccia del castigo infernale è in termini pratici e concreti il solo mezzo a sua disposizione per indurci a preferisce il bene al male.</p>
<p>Il problema di una simile posizione è che il Dio che ne viene fuori non potrà comunque essere considerato sommamente buono, ma piuttosto sommamente permissivo. Quello che deve essere compreso a questo proposito è che la bontà non si traduce nel solo rifiuto a perseguire il male ma anche al non permetterne l&#8217;attuazione, ovvero implica una precisa e ferrea limitazione a ciò che si possa o non si possa tollerare.</p>
<p>Ne consegue che un Dio che in virtù del libero arbitrio concesso agli uomini permettesse la presenza del male, non potrebbe comunque essere considerato buono, esattamente come non potrebbe essere considerato tale una persona che pur potendo evitare il compiersi di un crimine decidesse di lasciarlo accadere.</p>
<p>In conclusione allo stato attuale della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa come invece fanno gli studiosi credenti che Dio sia sommamente buono, e che il male sia interamente riconducibile a noi e alla nostra possibilità di sceglier liberamente.</p>
<p>Il fatto che gli studiosi credenti siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.</p>
<p>Per vedere come vadano inquadrate correttamente le caratteristiche di Dio in base al bene e al male presente nel mondo si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#AEB404" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/tutte-le-verit%c3%a0-su-dio/8535859" target="_blank">Tutte le verità su Dio</a>.</p>
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		<title>Dio è malvagio</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 08:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[3) Problemi su Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Che il male regni in lungo e in largo nel nostro mondo senza incontrare troppi ostacoli lungo il suo cammino sembra ormai una constatazione banale se non addirittura ovvia e scontata. A crimini, ingiustizie, guerre e sopraffazioni si unisce infatti lo sfogarsi degli elementi più distruttivi della natura quali tempeste, alluvioni, terremoti ed eruzioni. Tuttavia <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/dio-e-malvagio/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Che il male regni in lungo e in largo nel nostro mondo senza incontrare troppi ostacoli lungo il suo cammino sembra ormai una constatazione banale se non addirittura ovvia e scontata. A crimini, ingiustizie, guerre e sopraffazioni si unisce infatti lo sfogarsi degli elementi più distruttivi della natura quali tempeste, alluvioni, terremoti ed eruzioni.</p>
<p>Tuttavia quello che colpisce maggiormente il nostro senso morale sono le tragedie che vediamo accanirsi impietosamente contro i più deboli: gli innocenti, i poveri e i bisognosi, perché stridono in maniera forte e aspra con il moto di compassione e il senso di giustizia che ci animano.</p>
<p>Sentiamo intimamente che se ne avessimo il potere impediremmo il verificarsi di tutto questo dolore, ma i buoni propositi servono a poco in un mondo come il nostro dove questi scempi sono accaduti, accadono e continueranno ad accadere che a noi piaccia o meno.</p>
<p>Non sorprende che questo tipo di considerazioni siano fatte proprie dagli studiosi atei, i quali le chiamano in causa per sostenere che se pure un Dio dovesse esistere si qualificherebbe più propriamente come sadico e crudele piuttosto che come sommamente buono, checché ne dicano le scritture religiose e le intime percezioni dei credenti.</p>
<p>Una simile posizione da parte degli studiosi atei risulta invero completamente sballata per delle ragioni precise che adesso andremo ad esaminare.</p>
<p>Innanzitutto va detto che molte delle cose che a noi sembrano orribili le osserviamo da una prospettiva incompleta e povera di informazioni. In buona sostanza non siamo in grado di dare un giudizio di merito davvero affidabile e consapevole di quanto vediamo accadere perché non ne conosciamo le conseguenze a lungo termine, né conosciamo le conseguenze che si sarebbero prodotte in uno scenario alternativo.</p>
<p>Prendiamo ad esempio l&#8217;impiego delle bombe atomiche alla fine della seconda guerra mondiale. Siamo certamente di fronte ad un crimine atroce contro popolazioni civili inermi. Anche se si tratta di un&#8217;azione compiuta durante la guerra, sembra piuttosto difficile riuscire a classificarla come qualcosa di diverso da un abominio. </p>
<p>Eppure è del tutto verosimile che se l&#8217;umanità non avesse conosciuto in quella occasione l&#8217;effetto distruttivo degli arsenali atomici, lo avrebbe conosciuto in altre occasioni, e ben più drammatiche.</p>
<p>In definitiva anche qualcosa che sembra oggettivamente condannabile come l&#8217;impiego di armi atomiche contro il Giappone, può apparire tale solo sulla base delle informazioni limitate in nostro possesso.</p>
<p>Altro punto importante da osservare è che non solo abbiamo una conoscenza limitata di quello che si verifica nell&#8217;ambito materiale, ma siamo del tutto ignari di ciò che dovesse avvenire oltre di esso.</p>
<p>Prendiamo ad esempio la morte di un neonato. Anche se a noi sembra un accadimento terribile, non la penseremmo certamente allo stesso modo se potessimo percepire la sua anima mentre prosegue la propria esistenza in un piano di vita ultraterreno, a contatto con gioie e soddisfazioni ben maggiori di quelle a cui invece siamo destinati noi nel piano terreno.</p>
<p>Quanto visto ci fa comprendere come i nostri giudizi non possano avere una valenza oggettiva tantomeno assoluta, e per questo non potrebbero né dovrebbero essere usati dagli studiosi atei per giudicare Dio, il quale (se esiste) a differenza di noi è a conoscenza di ogni informazione, ed è il solo che può giudicare se qualcosa sia giusta o sbagliata, buona o cattiva.</p>
<p>Il fatto che gli studiosi atei siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.</p>
<p>Per comprendere quale sia il modo corretto per inquadrare il male e il suo rapporto con Dio si può fare riferimento al mio libro: <a style="color: #aeb404;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/tutte-le-verit%c3%a0-su-dio/8535859" target="_blank">Tutte le verità su Dio</a>.</p>
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		<title>Dio è necessario all&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 17:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[3) Problemi su Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei modi più semplici attraverso i quali i credenti sono soliti concepire Dio è quello di pensarlo come colui che ha creato l&#8217;universo. In questo senso Dio viene considerato da loro come la causa necessaria di ogni altra cosa, ovvero come colui senza il quale nulla esisterebbe, dunque non solo noi ma l&#8217;intero universo <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/dio-e-necessario-alluniverso/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei modi più semplici attraverso i quali i credenti sono soliti concepire Dio è quello di pensarlo come colui che ha creato l&#8217;universo. In questo senso Dio viene considerato da loro come la causa necessaria di ogni altra cosa, ovvero come colui senza il quale nulla esisterebbe, dunque non solo noi ma l&#8217;intero universo dobbiamo tutti a lui.</p>
<p>I credenti naturalmente non hanno bisogno di interrogarsi se sia lecito considerare Dio quale origine dell&#8217;universo né come ciò possa esplicarsi, diverso è invece il caso degli studiosi, i quali sono proprio chiamati ad affrontare queste delicate questioni.</p>
<p>Per comprendere il motivo di quest&#8217;ultima affermazione, dobbiamo considerare che se attribuiamo a Dio la proprietà di essere colui da cui ogni cosa ha avuto origine, ci esponiamo alla domanda di quale sia a sua volta l&#8217;origine di Dio.</p>
<p>In sostanza impiegare Dio per dare una risposta a cosa abbia originato l&#8217;universo di fatto non fornisce alcun utile contributo all&#8217;attuale stato della conoscenza. Ci ritroveremmo in questo caso a fare nostra un&#8217;affermazione semplicemente vuota di contenuto, che lascia aperto lo stesso tipo di mistero che avrebbe voluto risolvere, spostandolo semplicemente di un livello.</p>
<p>Quello che gli studiosi credenti dovrebbero fare per apportare un utile contributo all&#8217;attuale stato della conoscenza, e quindi dare sostanza all&#8217;affermazione secondo la quale Dio costituirebbe la causa di ogni cosa, è spiegare in che modo ogni cosa si sia generata da lui.</p>
<p>Va considerato a questo proposito come per raggiungere un siffatto obiettivo non basti delineare ed elaborare una descrizione astratta di come l&#8217;universo sarebbe stato creato da Dio, ma è altresì necessario riportare e ricondurre ogni passaggio di tale descrizione a proprietà e fenomeni meno osservabili e ripetibili presenti nel nostro universo.</p>
<p>Detto altrimenti: una qualsiasi spiegazione che non potesse essere ricondotta a nulla di conoscibile e verificabile concretamente dovrebbe essere reputata arbitraria e di conseguenza ingiustificata.</p>
<p>È inutile dire che questo obiettivo non è ancora stato raggiunto, e quindi all&#8217;attuale stato della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa come invece fanno gli studiosi credenti che Dio costituisca la causa di ogni cosa e che dunque sia esso stesso necessario all&#8217;esistere dell&#8217;universo.</p>
<p>Il fatto che gli studiosi credenti siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.</p>
<p>Per vedere come sia possibile dare una spiegazione soddisfacente al modo attraverso il quale Dio abbia dato origine all&#8217;universo si può fare riferimento al mio libro: <a style="color: #aeb404;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/tutte-le-verit%c3%a0-su-dio/8535859" target="_blank">Tutte le verità su Dio</a> ma anche al mio libro <a style="color: #6ac0f6;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-natura-dellesistenza/13482323" target="_blank">La natura dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>Dio è superfluo all&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 17:20:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[3) Problemi su Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[La scienza negli ultimi secoli ha fatto molti notevoli passi avanti nella comprensione dell&#8217;origine dell&#8217;universo. E sebbene su quest&#8217;importante tema si proceda principalmente per ipotesi, corroborate da osservazioni sperimentali più o meno significative, sono stati fati alcuni interessanti tentativi per liberare quest&#8217;ambito dalla presenza di Dio. Uno di questi tentativi è stato quello di sottrarre <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/dio-e-superfluo-alluniverso/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La scienza negli ultimi secoli ha fatto molti notevoli passi avanti nella comprensione dell&#8217;origine dell&#8217;universo. E sebbene su quest&#8217;importante tema si proceda principalmente per ipotesi, corroborate da osservazioni sperimentali più o meno significative, sono stati fati alcuni interessanti tentativi per liberare quest&#8217;ambito dalla presenza di Dio.</p>
<p>Uno di questi tentativi è stato quello di sottrarre la “creazione” dal tempo, ipotizzando cioè un universo la cui origine non sia avvenuta in uno specifico istante. Per comprendere il perché di un simile tentativo, che al principio può apparire estraniante, dobbiamo considerare che di un universo venuto in esistenza in un dato momento temporale, potremmo sempre chiederci come mai abbia iniziato ad esistere proprio in quel momento. </p>
<p>Detto altrimenti: una simile eventualità richiama più o meno direttamente un atto consapevole e volontario da parte di un ente creatore preesistente.</p>
<p>Il bisogno della scienza di escludere Dio dalle proprie ipotesi di lavoro ha la sua piena giustificazione nell&#8217;impossibilità di inserirlo in una trattazione rigorosa e naturale dell&#8217;universo. La scienza in altre parole non è ancora in grado nella sua attuale formulazione di gestire oggetti metafisici quali Dio, e quindi prosegue nella sola direzione che le è consentita. </p>
<p>Consapevoli di questa situazione alcuni studiosi atei parlano di Dio come di una nozione ormai superata, e sostengono che la scienza abbia nel corso dei secoli data ampiamente prova di come sia possibile fornire una spiegazione ad ogni cosa senza doversi appellare ad un qualche principio trascendente.</p>
<p>Sfortunatamente per questi studiosi una simile posizione va considerata del tutto erronea dal momento che la scienza contemporanea non è affatto riuscita a spiegare tutte le cose che avvengono nell&#8217;universo, tra le quali tra l&#8217;altro andrebbe annoverata anche la comprensione di noi stessi e di ciò che ci ha permesso di individuare le ragioni profonde che sono dietro il funzionamento della natura.</p>
<p>Non si può neppure sostenere che la scienza sarà in grado di raggiungere detto obiettivo in un futuro prossimo o remoto, solo perché è riuscita a farlo fino ad oggi. Infatti niente e nessuno garantisce che sarà sempre così, e soprattutto non dobbiamo sottovalutare il fatto che la scienza contemporanea palesa al proprio interno un numero enorme di gravi problemi, a indicazione del fatto che c&#8217;è qualcosa di profondamente sbagliato nella sua impostazione di base.</p>
<p>In sintesi all&#8217;attuale stato della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa che Dio sia ormai morto e sepolto e se ne possa fare a meno grazie al prosperare della cultura scientifica.</p>
<p>Il fatto che gli studiosi atei siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.</p>
<p>Per comprendere quale sia il ruolo corretto da assegnare a Dio in ambito scientifico si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#AEB404" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/tutte-le-verit%c3%a0-su-dio/8535859" target="_blank">Tutte le verità su Dio</a> ma anche ai miei libri <a style="color: #6ac0f6;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-natura-dellesistenza/13482323" target="_blank">La natura dell&#8217;esistenza</a> e <a style="color: #6ac0f6;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-coscienza-dellesistenza/10945070" target="_blank">La coscienza dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>L&#8217;origine rivelata della nozione di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 11:00:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[3) Problemi su Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[I credenti accettano la nozione di Dio come parte della rivelazione, nel preciso senso che Dio c&#8217;è, esiste, ed è esattamente quello che viene loro presentato dai testi sacri e dai profeti. Non c&#8217;è in altre parole da parte dei credenti nessuna propensione a interrogarsi sulla nozione di Dio che hanno appreso, la quale per <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/lorigine-rivelata-della-nozione-di-dio/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I credenti accettano la nozione di Dio come parte della rivelazione, nel preciso senso che Dio c&#8217;è, esiste, ed è esattamente quello che viene loro presentato dai testi sacri e dai profeti.</p>
<p>Non c&#8217;è in altre parole da parte dei credenti nessuna propensione a interrogarsi sulla nozione di Dio che hanno appreso, la quale per tutti loro rappresenta un punto di partenza che non può in alcun modo essere messo in discussione da chicchessia.</p>
<p>Diverso deve essere l&#8217;approccio degli studiosi, i quali invece hanno il dovere di interrogarsi sulla nozione di Dio che viene fornita all&#8217;interno dei testi sacri, determinando innanzitutto se risulta coerente in sé stessa, ovvero capace di descrivere un Dio dotato di qualche senso logico, e successivamente se risulta conforme anche alla natura e alle conoscenze che abbiamo maturato su di essa.</p>
<p>Poiché nelle religioni rivelate Dio è descritto indicativamente come un ente onnipotente, onnisciente, onnipresente che ha creato l&#8217;universo, sono queste le proprietà che gli studiosi credenti dovrebbero approfondire e giustificare.</p>
<p>Va considerato a questo proposito come per raggiungere un siffatto obiettivo non basti delineare ed elaborare un&#8217;argomentazione astratta più o meno convincente, ma è altresì necessario riportare e ricondurre dette proprietà a qualche fenomeno osservabile e ripetibile presente nel nostro universo.</p>
<p>Detto altrimenti: una qualsiasi altra spiegazione che non potesse essere ricondotta a nulla di conoscibile e verificabile concretamente dovrebbe essere reputata arbitraria e di conseguenza ingiustificata.</p>
<p>È inutile dire che questo obiettivo non è ancora stato raggiunto, e quindi all&#8217;attuale stato della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa come invece fanno gli studiosi credenti che la nozione di Dio, quale ente onnipotente, onnipresente e onnisciente, sia giustificata.</p>
<p>Il fatto che gli studiosi credenti siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.</p>
<p>Per vedere come sia possibile dare una giustificazione della nozione di Dio quale ente onnipotente, onnipresente e onnisciente si può fare riferimento al mio libro: <a style="color: #aeb404;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/tutte-le-verit%c3%a0-su-dio/8535859" target="_blank">Tutte le verità su Dio</a> ma anche ai miei libri <a style="color: #6ac0f6;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-natura-dellesistenza/13482323" target="_blank">La natura dell&#8217;esistenza</a> e <a style="color: #6ac0f6;" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-coscienza-dellesistenza/10945070" target="_blank">La coscienza dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;inadeguatezza della meccanica quantistica</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 09:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2) Problemi sulle scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è difficile produrre una particella a cui la meccanica quantistica attribuisca una probabilità certa di essere misurata alla fine di uno specifico esperimento, e una a cui attribuisca una probabilità nulla di essere misurata alla fine di quello stesso esperimento. Una volta realizzato l&#8217;esperimento in questione ci troveremo quindi nel primo caso ad osservare <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/linadeguatezza-della-meccanica-quantistica/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è difficile produrre una particella a cui la meccanica quantistica attribuisca una probabilità certa di essere misurata alla fine di uno specifico esperimento, e una a cui attribuisca una probabilità nulla di essere misurata alla fine di quello stesso esperimento.</p>
<p>Una volta realizzato l&#8217;esperimento in questione ci troveremo quindi nel primo caso ad osservare l&#8217;apparecchiatura intenta a fornire una misura, nel secondo invece la vedremo rimanere inerte.</p>
<p>I problemi iniziano nel momento in cui decidessimo di produrre una particella il cui stato iniziale fosse la sovrapposizione dello stato iniziale posseduto dalle due particelle precedenti. Si deve sapere infatti che in meccanica quantistica vale la sovrapposizione degli effetti, e questo significa che se lo stato iniziale di questa terza particella è costituito dalla sovrapposizione dello stato iniziale delle altre due, lo stesso varrà per il suo stato finale. </p>
<p>Detto in termini più espliciti: ci aspettiamo che la nostra apparecchiatura manifesti la sovrapposizione delle due precedenti uscite e quindi la sovrapposizione di una misura e della sua assenza.</p>
<p>Tuttavia quando realizziamo davvero un simile esperimento vediamo inevitabilmente l&#8217;apparecchio o registrare la misura o rimanere inerte. Nella realtà macroscopica infatti oggi oggetto, apparecchio di misura compreso, mostra sempre proprietà fisiche ben definite. </p>
<p>Non esistono cioè oggetti macroscopici il cui stato possa essere rappresentato dalla sovrapposizione contemporanea tra più valori possibili. </p>
<p>Questo significa che in qualche fase del processo testé analizzato la sovrapposizione degli effetti avrà cessato di valere permettendo allo stato finale della terza particella di assumere uno dei due valori per essa possibili. </p>
<p>Per la meccanica quantistica questo non dovrebbe avvenire per il semplice fatto che non contempla alcun meccanismo fisico in grado di interrompere la validità della sovrapposizione degli effetti. In sostanza dal suo punto di vista anche gli oggetti macroscopici dovrebbero essere sospesi tra tutti gli stati posseduti dalle varie particelle che li costituiscono. </p>
<p>Quando Einstein affermò all&#8217;indirizzo dei più ferventi sostenitori della meccanica quantistica la seguente frase:</p>
<p><em>Credi davvero che la Luna non sia lì se non la guardi?</em></p>
<p>non intendeva dare ad essa valore letterale. </p>
<p>Intendeva sostenere che le particelle di cui è composta la Luna sono sospese in diversi stati sovrapposti e così dovrebbe accadere anche la Luna stessa, qualora la meccanica quantistica desse la descrizione più completa possibile del mondo reale. Eppure la Luna ci appare dotata di precise proprietà fisiche, e quindi c’è qualcosa che non va: quasi che fossimo noi a materializzarla con il nostro sguardo.</p>
<p>L&#8217;incapacità della meccanica quantistica di spiegare cosa permetta alla materia di oggettivarsi con delle proprietà fisiche specifiche e concrete non deve sorprendere. </p>
<p>Il problema è che questa disciplina scientifica rappresenta semplicemente il modo attraverso il quale siamo in grado di progettare esperimenti che abbiano un certo esito, ma non descrive realmente il funzionamento della realtà a livello microscopico.</p>
<p>Ed è proprio a questo livello che sarebbe stato possibile comprendere in che modo le proprietà indefinite tipiche del mondo microscopico diano vita al mondo concreto macroscopico che ci troviamo a sperimentare quotidianamente.</p>
<p>In sostanza la meccanica quantistica si dimostra del tutto inadeguata ad assolvere al compito che dovrebbe soddisfare una qualunque teoria scientifica: quello di dare una spiegazione del mondo che abbiamo di fronte.</p>
<p>Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.</p>
<p>Per comprendere cosa dia agli oggetti macroscopici le proprietà ben definite che sperimentiamo quotidianamente, nonostante a livello microscopico le particelle che li compongono siano ben descritte dalla meccanica quantistica, si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#6AC0F6" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/le-leggi-dellesistenza/12648932" target="_blank">Le leggi dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>L&#8217;inconsistenza della meccanica quantistica</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 09:26:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[2) Problemi sulle scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Se stiamo viaggiando in automobile verso Milano, può capitarci ad un certo punto di dover scegliere se prendere l&#8217;autostrada o se proseguire lungo la strada che stiamo già percorrendo. Supponiamo a questo punto che il suddetto bivio definisca gli unici due percorsi a nostra disposizione, i quali pur conducendo in luoghi distinti di Milano, non <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/linconsistenza-della-meccanica-quantistica/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se stiamo viaggiando in automobile verso Milano, può capitarci ad un certo punto di dover scegliere se prendere l&#8217;autostrada o se proseguire lungo la strada che stiamo già percorrendo.</p>
<p>Supponiamo a questo punto che il suddetto bivio definisca gli unici due percorsi a nostra disposizione, i quali pur conducendo in luoghi distinti di Milano, non risultano troppo distanti dalla casa verso cui siamo diretti.</p>
<p>Qualsiasi sia il criterio che ci indurrà a scegliere un percorso piuttosto che l&#8217;altro, se veniamo a sapere a metà strada che l&#8217;uscita è bloccata a causa di un incidente, saremo costretti a tornare indietro e imboccare l&#8217;altro percorso. A causa della scelta fatta in precedenza ci troveremmo quindi ad impiegare un tempo ben maggiore di quello preventivato inizialmente per arrivare a destinazione.</p>
<p>Solo conoscendo in anticipo quale delle due uscite si sarebbe bloccata, saremmo stati sicuri di portare a termine il viaggio nel tempo previsto.</p>
<p>Quanto appena visto descrive delle limitazioni che ci sono ben familiari perché tipiche delle situazioni che ci troviamo ad affrontare durante la nostra quotidianità. Sorprendentemente tali limitazioni non valgono per il mondo microscopico, nel preciso senso che le particelle riescono a compiere quello che a noi sembrano dei veri e propri prodigi. </p>
<p>Per comprendere meglio questo discorso dobbiamo chiamare in causa la meccanica quantistica che è la disciplina della fisica che studia le caratteristiche del mondo microscopico. Si deve sapere a questo proposito che la meccanica quantistica ci permette di assegnare a delle specifiche particelle la probabilità di soddisfare precise misurazioni compiute alla fine di un esperimento. </p>
<p>Questo significa che ripetendo più volte un esperimento, i risultati delle misurazioni ottenute collimeranno sempre con quelli previsti dalle probabilità calcolate dalla meccanica quantistica.</p>
<p>Siamo così pronti per discutere quello che in letteratura scientifica è conosciuto come l&#8217;esperimento &#8220;a scelta ritardata&#8221; suggerito da John Wheeler, che risulta essere in un senso molto pratico e concreto la versione microscopica del precedente viaggio in automobile.</p>
<p>Tale esperimento prevede di mandare una particella all&#8217;imbocco di due percorsi distinti, ciascuno con una propria uscita. Il tutto è predisposto in modo che le probabilità di trovare detta particella ad un&#8217;uscita piuttosto che all&#8217;altra sia la medesima, tranne nel caso in cui si decida di &#8220;bloccare&#8221; una delle due uscite in corso d&#8217;opera, facendo dell&#8217;altra l&#8217;unica uscita possibile.</p>
<p>La cosa stupefacente di questo esperimento è che la particella impiegata riesce sempre a raggiungere l&#8217;uscita non bloccata e nel tempo previsto, proprio come se potesse prevedere il futuro e conoscere in anticipo la decisione degli sperimentatori.</p>
<p>Non potendo attribuire alle particelle la capacità di prevedere il futuro, quanto visto dimostra semplicemente che non siamo in grado di spiegare in che modo le particelle riescano a soddisfare le richieste della meccanica quantistica.</p>
<p>Ignorare cosa si verifichi veramente a livello del mondo microscopico non rappresenta comunque un problema per lo sviluppo della tecnologia per la quale conta solamente che certe cose avvengano o meno, e non necessariamente il come.</p>
<p>Il problema legato ad una siffatta mancanza si manifesta semmai ad un altro livello ugualmente importante. Il fatto è che ignorando cosa permetta alle particelle di fare ciò che fanno, la meccanica quantistica fallisce in quello che è il vero scopo della scienza: dare una spiegazione alla natura.</p>
<p>A sottolineare la gravità della situazione fu Einstein che a seguito dei primi sconcertanti comportamenti evidenziati dalla meccanica quantistica affermò quanto segue e senza mezzi termini:</p>
<p><em>La scoperta della teoria quantistica ha posto alla scienza un nuovo compito: quello di trovare una nuova base concettuale per tutta la fisica</em></p>
<p>Lo stesso termine &#8220;particelle&#8221; dovrebbe essere considerato del tutto privo di senso dal momento che non riusciamo ad attribuire loro alcuna esistenza reale al di fuori della nostra capacità di misurarle. </p>
<p>Da questo punto di vista non è sufficiente sostenere come fanno gli attuali scienziati che ad esistere in modo oggettivo siano le equazioni matematiche che permettono di prevedere le loro misurazioni. Infatti senza spiegare che cosa significhi in concreto l&#8217;esistenza delle equazioni matematiche e come possa tradursi in qualcosa che si verifica nella natura, siamo in presenza di una posizione arbitraria e ingiustificata. </p>
<p>Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.</p>
<p>Per comprendere cosa siano davvero le particelle e come siano in grado di soddisfare le caratteristiche che attribuisce loro la meccanica quantistica, si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#6AC0F6" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/le-leggi-dellesistenza/12648932" target="_blank">Le leggi dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>L&#8217;inadeguatezza del materialismo scientifico</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 09:24:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[2) Problemi sulle scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante le partite a bocce capita sovente che quando una boccia ne colpisce un&#8217;altra, la scaraventa via, fermandosi al suo posto. Dal punto di vista fisico la situazione così descritta risulta facilmente spiegabile. La palla in movimento colpendo in pieno quella ferma, la impatta con tutta la forza del proprio movimento. A questo punto interviene <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/linadeguatezza-del-materialismo-scientifico/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Durante le partite a bocce capita sovente che quando una boccia ne colpisce un&#8217;altra, la scaraventa via, fermandosi al suo posto.</p>
<p>Dal punto di vista fisico la situazione così descritta risulta facilmente spiegabile. La palla in movimento colpendo in pieno quella ferma, la impatta con tutta la forza del proprio movimento. </p>
<p>A questo punto interviene la legge di azione e reazione secondo la quale quando un corpo si trova ad esercitare su un altro una certa forza, quest&#8217;ultimo gliela restituirà uguale e contraria. </p>
<p>Quello che accade dunque è che la palla in movimento oltre a trasferire alla seconda una forza pari a quella del suo intero movimento, si troverà a ricevere una forza ad essa uguale e contraria finendo pertanto per fermarsi. Naturalmente la palla colpita si troverà a muoversi a causa dell&#8217;urto subito.</p>
<p>Una situazione come quella testé descritta, ancorché semplice e banale, contiene un&#8217;insidia piuttosto velenosa che basta da sola ad invalidare l&#8217;intero materialismo scientifico. E questo perché l&#8217;affermazione alla base di tale concezione, relativa al poter ricondurre ogni cosa alla materia e alle sue proprietà, si dimostra del tutto incompatibile all&#8217;analisi che abbiamo appena svolto.</p>
<p>Il fatto è che anche nel caso di due palle che entrano in contatto, siamo in presenza di una discontinuità problematica tra la situazione materiale che si ha prima: una palla in movimento e l&#8217;altra ferma, e quella che si ha dopo: una palla che si ferma e l&#8217;altra che inizia a muoversi.</p>
<p>Dal punto di vista logico infatti si può sostenere che la materia abbia in sé stessa le ragioni che definiscono il suo stato e quindi quello che è in quel dato momento, ma non ha né può avere in sé stessa le ragioni per essere altro da quello che è, perché essere altro da quello che è, è contraddittorio in sé stesso.</p>
<p>In questo senso una palla che si muove con una data velocità può dal punto di vista logico avere in sé stessa solo la possibilità di continuare a muoversi con quella velocità, e non può darsi da sola la capacità per manifestare una velocità differente.</p>
<p>D&#8217;altro canto se la materia avesse in sé stessa le ragioni per poter essere anche quella che non è, e quindi per poter subire dei cambiamenti, saremmo in grado attraverso quelle stesse ragioni di ricondurre alla materia ogni evento. </p>
<p>Detto in altre parole la dinamica dell&#8217;universo sarebbe essa stessa contenuta in ciò che è la materia e noi potremmo conoscerla per deduzione logica, senza aver bisogno di imputare gli eventi all&#8217;intervento di una qualche legge astratta.</p>
<p>Nell&#8217;urto tra le due palle un tale intervento si è invece dimostrato inevitabile, nel preciso senso che senza l&#8217;ausilio della legge di azione e reazione non saremmo mai stati in grado di ricondurrei i cambiamenti subiti delle due palle considerate al solo stato da esse posseduto inizialmente.</p>
<p>Con ciò intendo dire che possiamo immaginare un universo nel quale quando un corpo esercita una forza sull&#8217;altro, l&#8217;altro non debba necessariamente restituirgli una forza uguale e contraria. In sostanza la palla colpita avrebbe potuto manifestare un comportamento ben diverso da quello che invece si trova ad assumere nel nostro universo. </p>
<p>E questo è indice una volta di più come quello che accade e che determina i cambiamenti nella materia non sia logicamente riconducibile alla materia stessa, ma manifesti un grado di libertà aggiuntivo che possiamo gestire solo invocando l&#8217;intervento di precise leggi della natura.</p>
<p>Affermare che tutto sia riconducibile alla materia e alle sue proprietà significa pertanto negare i presupposti stessi del nostro ragionamento logico. Possiamo quindi concludere che il materialismo scientifico che domina la scienza di oggi sia del tutto inadeguato a descrivere quello che sappiamo davvero dell’universo.</p>
<p>Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.</p>
<p>Per comprendere cosa siano le leggi della natura, e come faccia dunque la materia a manifestare dei cambiamenti, si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#6AC0F6" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/le-leggi-dellesistenza/12648932" target="_blank">Le leggi dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>L&#8217;inconsistenza del materialismo scientifico</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 09:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2) Problemi sulle scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Se di fronte a noi abbiamo una scatola e siamo curiosi di scoprire cosa contenga, la cosa migliore che possiamo fare nella maggior parte dei casi è decidere di aprirla. Ma che succede se dentro ad essa troviamo un&#8217;altra scatola? Semplice. Apriamo anche quella. D&#8217;altronde in uno spazio limitato come quello che stiamo considerando non <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/linconsistenza-del-materialismo-scientifico/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se di fronte a noi abbiamo una scatola e siamo curiosi di scoprire cosa contenga, la cosa migliore che possiamo fare nella maggior parte dei casi è decidere di aprirla. </p>
<p>Ma che succede se dentro ad essa troviamo un&#8217;altra scatola? Semplice. Apriamo anche quella. D&#8217;altronde in uno spazio limitato come quello che stiamo considerando non potranno certamente essere contenute l&#8217;una nell&#8217;altra un numero illimitato di scatole, quindi possiamo proseguire sicuri che quel gioco di scatole cinesi avrà sicuramente una fine.</p>
<p>L&#8217;interesse maggiore è, in un caso come questo, scoprire se l&#8217;ultima scatola sarà vuota oppure conterrà al suo interno qualcosa di interessante, possibilmente un oggetto prezioso che ci ripaghi di tanta suspense.<br />
Anche la scienza ha le sue scatole cinesi, ed una di queste la scopriamo cercando di rispondere semplicemente alla domanda: &#8220;di cosa sono fatti gli oggetti&#8221;?</p>
<p>Nell&#8217;antichità si pensava che ogni oggetto fosse costituito dall&#8217;insieme di soli quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco, ciascuno di essi doveva essere considerato densamente pieno, cioè privo di qualsivoglia vuoto al suo interno.</p>
<p>Oggi siamo in grado di dare una risposta più precisa a quella stessa domanda. Perché se è vero che gli oggetti possono essere composti di diverse sostanze, queste sostanze non sono necessariamente terra, aria, acqua e fuoco, e soprattutto ciascuna di esse è costituita a sua volta da molecole, a loro volta composte da atomi, i quali sono formati da un nucleo di neutroni e protoni, e da elettroni vari che ci “girano” attorno.</p>
<p>I protoni e neutroni sono poi ancora scomponibili in particelle ancora più elementari, chiamate quark.<br />
Si è ripresentato di fronte a noi un gioco di scatole cinesi. E ancora una volta ci aspettiamo di vederne la fine: se non con quark e gli elettroni con altre unità di materia ancora più piccole ed elementari.</p>
<p>Sebbene siamo in grado di spiegare cosi dettagliatamente la struttura della materia, non siamo comunque in grado di rispondere alla domanda di cosa essa sia in essenza. </p>
<p>Esasperando la situazione si potrebbe affermare che i fisici moderni non conoscono sulla natura ultima della materia niente di più di quello che già non conoscessero gli antichi, e questo perché la scienza si è semplicemente limitata a trasferire il concetto di materia a un gradino sempre più basso: dagli oggetti macroscopici all&#8217;insieme delle distinte sostanze di cui sono composti, da queste alle molecole, e poi ancora agli atomi, fino ad arrivare oggi alle particelle.</p>
<p>Detto in termini più espliciti: la consistenza materiale di una particella è per noi tanto misteriosa quanto per gli antichi era misteriosa la consistenza dell&#8217;acqua, della terra, dell&#8217;aria e del fuoco.</p>
<p>Non comprendere cosa sia la materia non rappresenta comunque un problema nella comprensione degli aspetti quantitativi della natura in quanto le proprietà fisiche degli oggetti riflettono il modo con cui le particelle di cui sono composti interagiscono tra loro.</p>
<p>Il problema legato ad una siffatta mancanza si manifesta semmai ad un altro livello ugualmente importante. Il fatto è che ignorando cosa sia la materia nella sua essenza, l&#8217;affermazione secondo la quale tutto può essere ricondotto alla materia e alle sue proprietà, dovrà essere considerata completamente priva di senso. </p>
<p>E poiché il materialismo scientifico fa sua proprio questa posizione non potremo attribuirgli alcun significato concreto.</p>
<p>Tanto per fare un esempio, diversamente da quanto si crede, il materialismo scientifico non può essere invocato neppure per sostenere l’impossibilità di indagare qualcosa di non materiale come la percezione del gusto di un&#8217;arancia. </p>
<p>Infatti non sapendo cosa sia davvero la materia non saremo nella posizione di poterla considerare dissimile o imparagonabile ad una percezione. Inoltre anche se il gusto di un&#8217;arancia non può esser osservato e misurato nei modi con cui lo è la materia standard, risulta ugualmente osservabile e misurabile dalla mente che lo sperimenta.</p>
<p>In sostanza il materialismo scientifico risulta essere una concezione completamente inconsistente, eppure è anche quella che domina l&#8217;attuale scienza.</p>
<p>Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.</p>
<p>Per vedere come sia veramente la materia si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#6AC0F6" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/le-leggi-dellesistenza/12648932" target="_blank">Le leggi dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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		<title>La casualità nella scienza</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 21:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2) Problemi sulle scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Se lasciamo un oggetto sospeso nell&#8217;aria: che sia un sasso, una piuma o un metallo lo vedremo dirigersi inesorabilmente verso il suolo. Naturalmente possiamo accettare tutto questo con disinteresse oppure cercarne una spiegazione. In quest&#8217;ultimo caso il nostro compito sarà quello di proporre una descrizione dell&#8217;evento che fornisca il maggior numero di informazioni aggiuntive rispetto <span class="ellipsis">&#8230;</span> <span class="more-link-wrap"><a href="http://nicoladalfonso.com/la-casualita-nella-scienza/" class="more-link"><span>Read More ...</span></a></span>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se lasciamo un oggetto sospeso nell&#8217;aria: che sia un sasso, una piuma o un metallo lo vedremo dirigersi inesorabilmente verso il suolo.</p>
<p>Naturalmente possiamo accettare tutto questo con disinteresse oppure cercarne una spiegazione. In quest&#8217;ultimo caso il nostro compito sarà quello di proporre una descrizione dell&#8217;evento che fornisca il maggior numero di informazioni aggiuntive rispetto alle sole che possiamo già attribuirgli in sé stesso.</p>
<p>Dire che gli oggetti cadono al suolo ubbidendo alla volontà di Dio, ad esempio, non rappresenterebbe una spiegazione molto utile proprio perché ci impedirebbe di vedere nella caduta di un oggetto al suolo molte più cose di quelle che già sappiamo osservandola. E questo varrebbe in misura ancora maggiore attribuendo al termine “Dio” la sola caratteristica di essere ciò che fa cadere gli oggetti al suolo.</p>
<p>Asserire invece come fatto da Newton che esiste una forza attrattiva, detta di gravità, esercitata vicendevolmente da ogni coppia di masse a seconda della loro grandezza e della distanza reciproca, ci dice molte più cose di quelle che possiamo trarre da una semplice osservazione.</p>
<p>Ad esempio ci permette di affermare che lo stesso oggetto che sulla Terra vedremmo cadere con una certa velocità, sulla Luna cadrebbe dalla medesima altezza molto più lentamente, per via del fatto che la Terra, essendo molto più grande della Luna, produrrà anche una forza gravitazionale molto più grande.</p>
<p>La scienza, come si capisce immediatamente, nasce per fornire spiegazioni agli eventi che vediamo accadere, e quindi il suo scopo è quello di fornire il maggior numero possibile di informazioni sulla natura. Avere a che fare con un evento naturale e rinunciare a darne una spiegazione è in questo senso un atteggiamento sfacciatamente antiscientifico.</p>
<p>Eppure vi è tutto un ambito della scienza dove un simile atteggiamento ha avuto grande successo. Mi riferisco all&#8217;uso improprio che viene fatto nel contesto fisico della nozione di caso, o casualità. Ma vediamo più attentamente come stanno le cose.</p>
<p>Se lanciamo una moneta in aria, cadendo al suolo finirà per mostrare il lato &#8220;testa&#8221; o quello &#8220;croce&#8221;. Siamo in altre parole di fronte a quel tipo di eventi che la scienza descrive come “casuale”, riferendosi al fatto che non siamo in grado di prevederne l&#8217;esito in anticipo.</p>
<p>Nell&#8217;esempio qui considerato ciò non è propriamente vero perché se potessimo conoscere il momento, la posizione, la forza e la direzione del lancio della moneta, e conoscessimo tutti gli altri parametri fisici in gioco, potremmo stabilire in anticipo il suo esito. </p>
<p>In questa circostanza dovremo parlare più propriamente di un evento casuale epistemico, ovvero di un evento il cui esito risulta impredicibile solo a causa dell&#8217;impossibilità di conoscere l&#8217;enorme numero di dati richiesti per il suo calcolo. </p>
<p>Eventi casuali non epistemici sono invece quelli il cui esito risulta impredicibile proprio per il tipo di fenomeno naturale coinvolto.</p>
<p>La peculiarità degli eventi casuali è quella di poter assegnare ai loro esiti una specifica probabilità che, secondo quanto stabilito dalla legge dei grandi numeri, tenderà poi a verificarsi con una precisione maggiore al crescere delle loro ripetizioni, e senza il manifestarsi di alcuna regolarità.</p>
<p>Nell&#8217;esempio del lancio di una moneta, gli esiti possibili sono &#8220;testa&#8221; e &#8220;croce&#8221;, ciascuno dei quali avrà la stessa probabilità di verificarsi. Questo significa che al crescere del numero dei lanci dovremo aspettarci un numero di esiti &#8220;testa&#8221; sempre più prossimo al numero degli esiti &#8220;croce&#8221;, con un&#8217;alternanza impredicibile tra i diversi esiti.</p>
<p>Anche se un simile comportamento ci sembra del tutto naturale nasconde un&#8217;insidia piuttosto grande: il fatto cioè che l&#8217;evento casuale considerato si ripete ogni singola volta in modo indipendentemente da quella precedente.</p>
<p>Cosa permette a ripetizioni indipendenti di un evento casuale, come il lancio di una moneta, di bilanciarsi l&#8217;un l&#8217;altra in modo da soddisfare la legge dei grandi numeri? E cosa garantisce la completa assenza di regolarità negli esiti ottenuti nelle diverse ripetizioni?</p>
<p>Secondo la scienza ufficiale entrambe le domande presentano la medesima risposta, ovvero il caso. </p>
<p>Ma cos&#8217;è il caso? </p>
<p>Naturalmente nulla viene detto in proposito, e nulla viene attribuito al caso se non di essere ciò che permette agli eventi casuali di distribuirsi secondo la probabilità loro assegnata e senza manifestare alcuna regolarità.</p>
<p>In un senso molto pratico e concreto nell&#8217;ambito degli eventi casuali la scienza si è fermata agli albori della conoscenza, come se nel parallelo visto per la caduta degli oggetti, invece che seguire le ipotesi di Newton gli scienziati si fossero limitati ad accettare l&#8217;idea che fosse Dio a far precipitare i gravi al suolo.</p>
<p>Il fatto che gli scienziati degli ultimi secoli siano caduti in questo grande e grave abbaglio, dimostra una volta di più come non si possa fare scienza in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, ed esplorando tutte le implicazioni connesse ad ogni singola affermazione.</p>
<p>Per vedere come è possibile superare il problema della &#8220;casualità&#8221; dando una spiegazione effettiva ai fenomeni qui considerati, si può fare riferimento al mio libro: <a style="color:#6AC0F6" href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/le-leggi-dellesistenza/12648932" target="_blank">Le leggi dell&#8217;esistenza</a>.</p>
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