Dio può essere certo se siamo certi soltanto dell’esistenza?

Ragionando con il massimo rigore ci rendiamo conto che una cosa è affermare che l’esistenza risulta certa al 100%, un’altra che essa equivalga a Dio.

Il fatto è che per arrivare alla conclusione che l’esistenza equivalga a Dio si devono sviluppare alcuni passaggi logici (si veda in proposito il mio video: clicca qui) che mostrano come essa sia immanente e trascendente all’universo, qualificandosi in questo modo come origine di ogni altra cosa nonché come entità onnipotente, onnipresente e onnisciente.

A costituire detti passaggi sono le percezioni che di volta in volta costruiamo attraverso la nostra mente e le corrispondenze che riusciamo ad attribuire loro, ma per quanto poco probabile la nostra mente potrebbe essere difettosa, e tali passaggi non essere conformi all’autentico funzionamento della realtà.

In sostanza l’equivalenza esistenza-Dio pur esatta sul piano logico, potrebbe non essere certa in termini assoluti.

Cosa possiamo concludere da questo discorso? Che l’equivalenza esistenza-Dio sia sbagliata? Ma certo che no.

Poiché per produrre i nostri giudizi ci serviamo della logica, per considerare corretta tale equivalenza è sufficiente che lo sia a livello logico.

Così non importa quale forma abbia l’universo, se sia reale o simulato, non importa se noi siamo davvero quelli che crediamo di essere, o qualcos’altro. Quello che importa è che i passaggi logici che sostengono la suddetta equivalenza siano corretti.

D’altro canto se volessimo rinnegare la validità della logica, così come si esprime attraverso la nostra mente, non potremmo comunque ritenere sbagliata la suddetta equivalenza, perché per farlo dovremmo usare la stessa logica che abbiamo negato per ipotesi.

La conclusione a cui perveniamo è che Dio, essendo qualcosa a cui giungiamo in modo logico a partire da qualcosa di esistente al 100%, dovrà essere considerato a sua volta come esistente al 100%.

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