Dio è superfluo all’universo

La scienza negli ultimi secoli ha fatto molti notevoli passi avanti nella comprensione dell’origine dell’universo. E sebbene su quest’importante tema si proceda principalmente per ipotesi, corroborate da osservazioni sperimentali più o meno significative, sono stati fati alcuni interessanti tentativi per liberare quest’ambito dalla presenza di Dio.

Uno di questi tentativi è stato quello di sottrarre la “creazione” dalla dimensione temporale, delineando un contesto nel quale il nostro universo possa non essersi originato a partire da uno specifico istante del tempo. Per comprendere il perché di un simile tentativo, che al principio potrebbe apparire estraniante, dobbiamo considerare che un universo venuto in esistenza in un preciso momento renderebbe lecito chiedersi come mai abbia iniziato ad esistere proprio in quell’istante e non in un qualsiasi altro. In un senso molto pratico e concreto ciò rimanderebbe all’intervento di un creatore ad esso preesistente, dotato di una specifica volontà.

Il bisogno della scienza contemporanea di escludere Dio dalle proprie ipotesi di lavoro ha la sua piena giustificazione nell’impossibilità di inserirlo in una trattazione rigorosa e naturale dell’universo. La scienza in altre parole non è ancora in grado nella sua attuale formulazione di gestire oggetti metafisici quali Dio, e si limita a proseguire la propria indagine nella sola direzione che le è consentita.

Consapevoli di questa situazione alcuni studiosi atei parlano di Dio come di una nozione ormai superata, e sostengono che la scienza abbia nel corso dei secoli data ampia dimostrazione di come sia possibile fornire una spiegazione ad ogni cosa senza doversi appellare ad un qualche principio trascendente, vago e metafisico.

Sfortunatamente per questi studiosi una simile posizione va considerata del tutto prematura dal momento che la scienza contemporanea non è ancora riuscita a spiegare tutte le cose che avvengono in natura. Tra l’altro il raggiungimento di una piena comprensione dell’universo capace di rendere Dio superfluo non può neppure essere data per scontata per il solo fatto che fino ad oggi siamo riusciti a fare enormi progressi scientifici senza servircene.

Infatti niente e nessuno garantisce che le cose debbano sempre andare in questo modo, a maggior ragione se consideriamo il continuo accumularsi di problemi all’interno della scienza contemporanea. Mi riferisco ad esempio ai gravi e inspiegabili paradossi che sono emersi nello studio delle particelle microscopiche, a cui le attuali concezioni scientifiche non hanno saputo porre rimedio, lasciandoci con una comprensione sullo stato fondamentale della realtà del tutto inaccettabile.

Ne consegue che un attento esame dello stato di salute della scienza contemporanea invece di suggerire l’idea di essere sempre più vicini ad una piena comprensione della natura, sembra indicare all’opposto il bisogno di una profonda rivisitazione concettuale del nostro intero apparato scientifico, come se avessimo tralasciato qualcosa di molto importante nella sua impostazione di base. A prescindere da quale sia questo qualcosa, risulta evidente che all’attuale stato della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa che Dio sia ormai morto e sepolto e se ne possa fare a meno grazie al prosperare della cultura scientifica.

Il fatto che gli studiosi atei non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa tematica, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.

Per comprendere quale sia il ruolo corretto da assegnare a Dio in ambito scientifico si può fare riferimento ai miei libri: “Tutte le verità su Dio”, “La natura dell’esistenza” e “La coscienza dell’esistenza”.

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