Dio è buono

Sebbene all’interno delle religioni Dio assuma spesso il ruolo di giudice a volte severo della nostra condotta e quindi sia in grado di incutere timore e paura, i credenti lo considerano buono: sommamente buono.

Il motivo di questo stato di cose è piuttosto semplice da capire e dipende dal fatto che i credenti hanno bisogno di vedere Dio come un rifugio, una speranza, una risorsa, un punto di riferimento per sentirsi più forti, protetti, e dare infine un senso alla loro esistenza. E un Dio percepito come cattivo non riuscirebbe ad accogliere in sé nessuna di queste prerogative.

Diversa è la posizione degli studiosi che per ruolo e funzione sono chiamati a dover dare sempre e comunque una spiegazione sul come e sul perché certe caratteristiche possano o non possano essere attribuite a Dio. E tutto questo è ancora più vero e stringente nel caso qui esaminato della presunta bontà di Dio, perlomeno se si accetta la visione secondo la quale egli ci assegni premi e punizioni eterne dopo la vita terrena.

Quello che deve essere compreso a questo proposito è che risulta piuttosto difficile sostenere che Dio possa davvero essere buono se al contempo lo riteniamo capace di infliggerci punizioni atroci addirittura per tutta l’eternità. Ma vediamone il motivo in modo più approfondito.

Il fatto è che neppure noi esseri umani, che non siamo propriamente degli angeli, puniremmo in eterno qualcuno, se non altro perché dopo milioni di anni ogni nostra sete di giustizia e vendetta avrà comunque avuto modo di placarsi e perdere di significato. Allora perché un Dio buono dovrebbe accanirsi in eterno contro degli esseri che lui stesso a creato, e che per giunta hanno commesso degli errori solo perché lui li ha voluti imperfetti?

Siamo di fronte a un dilemma piuttosto serio che ha impegnato molto a lungo e molto severamente gli studiosi credenti, i quali però non hanno prodotto di meglio dell’affermazione secondo la quale Dio ha deciso di dare il massimo valore proprio alla nostra libertà di scelta. In questo senso per trattenerci dal perpetrare il male non avrebbe avuto altro mezzo se non quello di spaventarci con la terribile minaccia di un castigo infernale senza pausa né fine.

Il problema di una simile posizione è che il Dio che ne viene fuori non potrà comunque essere considerato sommamente buono, ma piuttosto sommamente permissivo. Infatti chi è buono, e lo è nel senso più pieno del termine, non si limita a non commettere il male in prima persona, ma impedisce che possa essere commesso da altri, perlomeno se è in grado di evitarlo. In questo senso nessuno definirebbe buono un Dio che in virtù del libero arbitrio concesso agli esseri umani permettesse il perpetrarsi del male, esattamente come nessuno definirebbe buona una persona che invece di impedire un crimine se ne lavasse le mani lasciandolo accadere.

Per questa ragione allo stato attuale della conoscenza non si può sostenere con cognizione di causa come invece fanno gli studiosi credenti che Dio sia sommamente buono, e che il male sia interamente riconducibile a noi esseri umani e alla possibilità che lui ci ha concesso di scegliere liberamente.

Il fatto che gli studiosi credenti non abbiamo saputo affrontare nella maniera adeguata questa tematica, dimostra una volta di più come non ci si possa occupare di Dio in maniera seria ed efficace senza rapportarsi al contesto di fondo in cui ci si muove, e senza cercare una spiegazione razionale ed esauriente a tutte le questioni che lo riguardino.

Per vedere come vadano inquadrate correttamente le caratteristiche di Dio in base al bene e al male presenti nel mondo, si può fare riferimento al mio libro: “Tutte le verità su Dio”.

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