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Qui troverete le pagine nelle quali introduco i paradigmi della mente.

I paradigmi della mente: introduzione al libro

Nella storia umana molti sono gli esempi di “affermazioni” inspiegabili e paradossali che una volta accettate come dati di fatto hanno permesso grandi progressi scientifici.

Prendiamo alcuni esempi dalla storia della matematica.

Quando si sono trovati di fronte numeri costituiti dalla radice quadrata di valori negativi, i matematici si resero conto di essere di fronte ad un serio problema. Infatti qualsiasi numero reale al quadrato poteva dare solo valori positivi e non negativi. Invece di dare una spiegazione l’esistenza di tali radici quadrate, i matematici hanno finito per considerarle come dati di fatto e questo ha permesso poi l’introduzione dei numeri complessi.

Altro esempio è evidenziato da Zenone, relativamente alla possibilità di dividere continuamente a metà senza arrivare mai alla fine un segmento di lunghezza finita. Invece di spiegare come una distanza finita potesse dare luogo a infiniti dimezzamenti, i matematici hanno finito per prendere questa possibilità come un dato di fatto. E questo ha fornito loro un esempio di convergenza di serie costituite da infiniti termini.

Prendiamo ora alcuni esempi dalla storia della fisica.

Possiamo fare riferimento alla costanza della velocità della luce, che possiamo considerare un comportamento molto sorprendente della natura. Infatti se andiamo in direzione opposta ad un oggetto che si muove come la luce, benché ci aspettiamo intuitivamente di vederlo allontanare da noi ad una velocità superiore a tale soglia, finiamo sempre per misurare lo stesso valore pari a circa 300.000 km/s. Einstein non diede alcuna spiegazione a questo comportamento, ma lo assunse come punto di partenza per affermare che ogni oggetto che si muoveva come la luce risultasse avere sempre la stessa velocità in qualsiasi sistema di riferimento inerziale. E ciò lo portò a formulare la relatività ristretta.

Altro esempio è costituito dalla coincidenza tra i valori della massa inerziale e quella gravitazionale. A rendere strana tale coincidenza è il fatto che tali valori siano una risposta a sollecitazioni di diversa natura. In specifico la massa inerziale esprime la resistenza con cui un corpo muta la propria velocità in risposta ad una forza costante che possiamo applicare su di esso. Mentre la massa gravitazionale pur esprimendo la stessa resistenza lo fa in relazione alle sollecitazioni del campo gravitazionale. Einstein non diede alcuna spiegazione neppure a questo comportamento, ma anche questa volta lo assunse come punto di partenza per affermare che la forza gravitazionale era del tuo equivalente ad una qualsiasi altra forza costante. E ciò lo portò formulare la relatività generale.

Nel libro: “I paradigmi della mente” seguo un approccio simile assumendo come punto di partenza uno degli enigmi più importanti dell’intera epistemologia. Mi riferisco al successo scientifico che ha permesso a noi esseri umani di svelare con sorprendente profondità e precisione gran parte del comportamento della natura.

Cosa abbia permesso a noi esseri umani una simile comprensione dell’universo è un fatto tutt’altro che scontato e sembra rimandare in misura più o meno stringente ad un legame tra la nostra mente e l’universo.
Ne: “I paradigmi della mente” parto proprio da questo assunto che invero provvedo anche a giustificare in termini scientifici. In pratica ipotizzo che l’universo sia il prodotto dell’immaginazione di una mente capace di immaginare in modo qualitativamente simile a noi esseri umani. E in questo modo procedo nello sviluppo di nuovi paradigmi scientifici che si dimostrano assai più vantaggiosi di quelli attuali.

Ad esempio un primo grande vantaggio che si ha nell’ambito delle scienze sperimentali, quali la chimica e la fisica, è quello di poter dare una giustificazione al metodo sperimentale. Infatti se l’universo è il prodotto dell’immaginazione di una mente che fa avvenire le cose secondo alcuni precisi criteri, per addivenire ad una spiegazione completa di ciò che si verifica in natura non dovremo far altro che procedere “per tentativi”, immaginando vari possibili criteri (da noi chiamati leggi della natura). La corrispondenza della nostra immaginazione con quella da cui si origina l’universo ci garantirà prima o poi di riuscire nel nostro intento.

Altro vantaggio è la possibilità di estendere il metodo sperimentale anche ad ambiti non quantitativi, in quanto i criteri attraverso i quali una mente può governare il contenuto della propria immaginazione possono anche essere di natura qualitativa.

Nell’ambito delle scienze esatte, quali la matematica e la geometria, i vantaggi non sono meno importanti. Infatti nelle attuali formulazioni di queste scienze, la verità di ogni affermazione si basa su quella di alcune altre considerate vere per convenzione. Quello che si ottiene in questo modo non sono sfortunatamente delle verità per così dire assolute, ma verità condizionate dalla convenzione da noi scelta inizialmente.

Invece nell’ipotesi che le scienze esatte descrivano le caratteristiche di ciò che immagina una mente universale “simile” alla nostra, saremo in grado di dimostrare ogni singola affermazione semplicemente stabilendo se rispecchia o meno ciò che siamo in grado di immaginare.

Si tenga presente come nel libro: “I paradigmi della mente” la disamina dei nuovi paradigmi da me introdotti è affiancata da un’analisi delle caratteristiche e dei limiti degli attuali paradigmi scientifici, in modo da evidenziare con maggiore forza i vantaggi dei primi sui secondi. Il tutto viene portato a termine con rigore, facendo riferimento a proprietà della nostra immaginazione che vengono opportunamente introdotte.

I paradigmi della mente e la loro consistenza scientifica

Per comprendere un aspetto molto delicato riguardo i paradigmi della mente risulta utile indagare la seguente ipotetica situazione.

Consideriamo una persona che ritiene la propria individualità capace di mantenersi identica nel tempo, e un’altra che la ritiene invece in continuo cambiamento.

Chiediamoci se in un caso come questo sia possibile stabilire chi abbia ragione tra le suddette persone, sempre che abbia senso porsi un tale obiettivo, e quindi sia possibile pervenire ad una verità oggettiva legata alla nostra individualità.

La questione sembra spinosa e davvero problematica, e la sua risoluzione è necessaria se da analisi del nostro contenuto mentale non vogliamo far dipendere semplicemente l’esito di una discussione estemporanea, bensì un intero paradigma scientifico.

La verità e che sottoposto ad un’attenta ed onesta analisi il problema qui esposto si rivela facilmente superabile, ma per scoprire come dobbiamo indagare più a fondo i diversi ambiti nei quali le persone riescono effettivamente ad accordarsi tra loro.

Consideriamo per primo l’ambito delle scienze esatte. Se in un simile contesto siamo interessati a dimostrare una proprietà matematica, dovremo riuscire a raggiungerla attraverso dei precisi ragionamenti. In sostanza a sancire la sua esattezza sarà la possibilità di confermarla per via deduttiva.

Una cosa simile accade anche nell’ambito delle scienze sperimentali. Ad esempio se vogliamo mettere alla prova una certa teoria fisica, dovremo mettere a punto degli esperimenti in grado di mostrarne l’azione. In sostanza dovremo rendere possibile una sua conferma per via sperimentale.

Lo stesso accade nella vita di tutti i giorni quando comunichiamo tra di noi. Ad esempio se il nostro scopo è convincere un’altra persona che ha un certo oggetto davanti a sé, dovremo chiederle di appurarlo attraverso il suo senso della vista. In sostanza in questo caso dovremo cercare una sua conferma per via sensoriale.

Ma cosa accadrebbe in tutti questi ambiti se avessimo a che fare con persone che rinnegano tali conferme o scelgono di reputarle insufficienti?

Detto in termini più espliciti: se facciamo notare ad una persona che una proprietà matematica può essere ottenuta attraverso dei passaggi logici rigorosi e essa nonostante questo si rifiuta di considerarla vera, cosa potremo fare per convincerla?

Oppure se le mostriamo un esperimento il cui risultato conferma una data teoria fisica, ma essa pur vedendolo afferma che questa continua ad essere supportata da pure fantasie, come potremo farla ragionare?

Oppure se le diciamo che davanti a sé ha un dato oggetto, ma essa pur vedendolo afferma che non esiste, in che modo potremo farle cambiare idea?

Questi esempi ci fanno capire che a livello più profondo la comunicazione tra le persone è possibile solo se queste si comportano in modo ragionevole, prendendo atto di quando all’interno delle loro percezioni si produce una conferma (o una contraddizione) su qualcosa.

Lo stesso discorso qui esposto per la realtà esterna alla nostra mente può essere esteso pari pari per le analisi che riguardano direttamente la realtà interna. In sostanza anche quando l’oggetto della nostra indagine è costituito dalle percezioni mentali, tutto quello che dobbiamo fare è prendere atto onestamente e ragionevolmente del prodursi di eventuali conferme e contraddizioni.

La differenza principale tra i suddetti contesti sta nel fatto che quando ad essere analizzata è la realtà esterna alla mente risulta più facile indirizzare le persone verso la proprietà indagata: che sia una proprietà matematica, una teoria fisica o la presenza di un oggetto.

Quando ad essere indagate sono le proprietà della mente, indirizzare verso di loro le persone risulta molto più delicato e difficile, ed è necessario fornire loro la conoscenza adeguata per muoversi correttamente all’interno del marasma delle percezioni mentali.

Per comprendere ad esempio quale sia la verità connessa alla nostra individualità dovremo prima rendere chiaro cosa essa sia veramente, perché solo in quel modo permetteremo una sua corretta identificazione all’interno delle varie percezioni mentali.

Vediamo allora come si deve procedere.

Per prima cosa dobbiamo chiarire che l’individualità non è altro che quel modo di essere destinatario di ogni pensiero, di ogni emozione, e di ogni attività nervosa che sperimentiamo, nel preciso senso che rappresenta quel collante che ci permette di identificare ogni esperienza avuta come un’esperienza che abbiamo avuto NOI in quanto individui.

Ne consegue che per comprendere se abbiamo un’individualità capace di conservarsi uguale a sé stessa dovremo chiederci in modo onesto e ragionevole se esiste effettivamente qualcosa che faccia da collante a tutte le esperienze avute permettendoci di catalogarle come NOSTRE.

È quindi in errore chi afferma di aver sperimentato diverse individualità solo perché ritiene di aver avuto nel corso del tempo alterne opinioni, diversi modi di vedere le cose e differenti capacità di relazionarsi con gli altri.

In sostanza ci troviamo di fronte a qualcuno che non indagando correttamente dentro sé stesso confonde pensieri, emozioni e altre varie attività nervose con la propria individualità, quando invece la propria individualità è quel “colui” che osserva i pensieri le emozioni e le altre varie attività nervose, che in quanto tali possono mutare nel corso del tempo, senza che a mutare sia l’osservatore stesso.

Il discorso fatto finora mostra come i paradigmi della mente permettano di sviluppare delle scienze dotate dello stesso livello di oggettività di quelle attuali, purché si acquisisca il giusto modo di procedere nelle osservazioni.

I paradigmi della mente e le scienze sperimentali

Le scienze sperimentali, a differenza di quelle esatte, consentono solo una conoscenza temporanea e provvisoria della realtà indagata, come avviene ad esempio nel caso della fisica.

E anche in questo caso è l’impiego dei paradigmi della mente che ci consente di scoprirne la ragione.

Per prima cosa conviene osservare come le scienze sperimentali non siano altro che una descrizione delle proprietà che le varie manifestazioni della realtà mostrano nel tempo. Ad esempio la legge fisica secondo la quale: “ogni oggetto sospeso nel vuoto cade verso la Terra” fa riferimento al movimento degli oggetti lasciati a se stessi quando li osserviamo nel tempo.

Successivamente possiamo osservare come ciò che immaginiamo muti nel tempo in modi che non riflettono esclusivamente le proprietà temporali della nostra immaginazione. Ad esempio una proprietà che la nostra immaginazione mostra nel tempo è quella che percezioni distinte possano essere prodotte successivamente conservando la propria individualità. Ma il fatto che nel tempo siamo in grado di immaginare un oggetto che cade nel vuoto mantenendosi uguale a sé stesso, non determinerà il modo con cui questo si troverà a cadere.

E se questa libertà da un lato ci permette di riprodurre all’interno dell’immaginazione qualsiasi tipo di dinamica seguita dagli oggetti presenti nell’universo, dall’altro lato ci obbliga a cercare quali siano tale dinamiche, procedendo per tentativi.

Infatti in virtù dell’equivalenza creativa tra la nostra mente e la realtà, l’indipendenza tra la dinamica degli oggetti e le loro proprietà temporali si troverà pari pari anche nell’universo. In buona sostanza anche se gli oggetti reali saranno soggetti alle stesse proprietà temporali di quelli presenti all’interno della nostra immaginazione, potranno trovarsi a manifestare qualsiasi dinamica.

Questo significa, ad esempio, che quando un oggetto è lasciato a sé stesso, a stabilire la dinamica della sua caduta non sarà nulla che potremo percepire direttamente, ma saremo costretti a procedere attraverso ipotesi e sperimentazioni.

Il senso di quest’ultima affermazione è che solo quando troveremo un’ipotesi di dinamica che spieghi tutte le osservazioni di quel tipo, potremo esporci ragionevolmente sulla sua effettiva validità.

I paradigmi della mente e le scienze esatte

L’esempio di un importante problema scientifico che i paradigmi della mente permettono di risolvere riguarda la natura delle scienze esatte.

Le scienze esatte, come dice il nome, hanno la peculiare caratteristica di consentire una conoscenza se vogliamo definitiva dell’ambito di realtà indagato, come avviene ad esempio nel caso della matematica.

Il perché ciò si verifica è un mistero ancora irrisolto. Ma vediamo cosa possiamo concludere in proposito attraverso i paradigmi della mente.

Per prima cosa conviene osservare come le scienze esatte non siano altro che una descrizione delle proprietà che le varie manifestazioni della realtà mostrano nello spazio. Ad esempio la verità matematica secondo la quale: “uno più uno è uguale a due” è semplicemente un modo per descrivere come mutano due lunghezze uguali tra loro, quando le percepiamo una affiancata all’altra.

Poiché le proprietà che la nostra immaginazione mostra nello spazio sono ben precise e si mantengono immutate, è evidente che varranno sempre e comunque soddisfatte da qualsiasi oggetto da noi immaginato. E in virtù della corrispondenza creativa tra la nostra mente e la realtà, tali proprietà si ritroveranno ad essere soddisfatte pari pari negli oggetti reali.

Ad esempio una proprietà che la nostra immaginazione mostra nello spazio è quella che percezioni distinte possano essere prodotte contemporaneamente conservando la propria individualità. Per questo sarà sempre vero sia nella nostra immaginazione che nella realtà che affiancando due lunghezze uguali, verrà a prodursi una lunghezza pari al doppio.

E quindi sarà sempre vero che “uno più uno è uguale a due”.

I paradigmi della mente e i problemi della scienza attuale

Tra le possibilità che si dischiudono nel porre alla base dell’universo una mente simile alla nostra che lo immagina, vi è quella di rielaborare tutte le scienze sulle proprietà che emergono dallo studio della nostra immaginazione.

Detto in altri termini: se l’universo è veramente immaginato da una mente equivalente alla nostra perlomeno in termini qualitativi, le sue proprietà si manterranno valide anche all’interno della nostra immaginazione e potranno essere scorte da una sua precisa osservazione.

In buona sostanza qualsiasi proprietà sarà possibile attribuire agli oggetti presenti all’interno della nostra immaginazione potremo ritrovarla anche nei corrispondenti oggetti presenti nel mondo reale.

Basare le nostre conoscenze dell’universo su ciò che immaginiamo, ha il grande vantaggio di consentire lo sviluppo di una conoscenza scientifica che si poggia su qualcosa che siamo in grado di verificare direttamente. Infatti se ciò che accade all’interno della nostra immaginazione può essere verificato, non può dirsi la stessa cosa dei principi, considerati convenzionalmente veri, alla base delle attuali formulazioni scientifiche.

Va altresì detto come nell’ipotesi l’universo sia veramente la creazione di una mente, ci aspetteremmo che le scienze riformulate sulla base di questa ipotesi siano migliori di quelle attuali e in particolare siano in grado di superare indenni tutti i gravi problemi scientifici attuali.

E questo è proprio ciò che ho potuto constatare direttamente rielaborando la matematica, la geometria e la fisica secondo questi nuovi paradigmi. Sono cioè riuscito effettivamente a risolvere problemi scientifici davvero notevoli, pur non essendo un esperto nei suddetti campi.

I paradigmi della mente e la corrispondenza creativa

Per comprendere meglio l’equivalenza creativa tra la nostra mente e la mente che crea l’universo è utile ricorrere al seguente esempio.

Supponiamo di creare all’interno della nostra immaginazione un essere vivente dotato di una mente con le nostre stesse capacità creative.

Quando dovessimo affiancargli un tavolo e una palla che ci rotola sopra, la percezione che assegneremo a quell’essere di tale situazione sarà dotata delle stesse proprietà spaziali e temporali della percezione che ne avremo noi.

La differenza tra noi e detto essere è che mentre lui percepirà solamente il tavolo e la palla che ci rotola sopra, e le poche altre cose che vorremo fargli percepire, noi in quanto creatori di tutto staremo immaginando quel tutto di cui lui farà parte.

In conclusione la corrispondenza tra le proprietà creative della nostra mente e della mente dell’essere da noi immaginato sarà di tipo qualitativo e non quantitativo.

Lo stesso discorso deve essere trasposto pari pari nel rapporto tra la mente che crea il nostro universo e la nostra. Ovvero: mentre noi abbiano le sole percezioni dovute alla nostra esperienza, la mente che dà vita e sostiene l’universo aggiungerà a tali percezioni, tutte quelle di cui consta ogni altra cosa esistente.

I paradigmi della mente e le prove a sostegno

In futuro la nostra comprensione dell’universo sarà molto diversa dall’attuale e sembrerà assurdo che qualcuno abbia davvero creduto che la materia potesse esistere senza poggiare su nulla, ed essere capace al contempo di produrre vita e intelligenza.

Fortunatamente non dobbiamo aspettare tanto per comprendere come stanno le cose. Infatti già ora disponiamo di ragioni ben precise per considerare l’universo come il prodotto di una mente che lo immagina.

Innanzitutto vi è la constatazione che tutte le forme di vita capaci di un’interazione forte con l’ambiente siano state dotate dall’evoluzione naturale di un sistema nervoso più o meno rudimentale e quindi di una mente. Visto che le dinamiche dell’evoluzione naturale portano alla sopravvivenza del più adatto siamo al cospetto di un accadimento nient’affatto accidentale, che richiede una ben precisa interpretazione.

In buona sostanza se è attraverso l’espressione della mente che le forme di vita divengono adatte a interagire con l’universo è perché evidentemente le modalità con cui esso si esprime ricalcano quelle tipiche di una mente.

D’altro canto la nostra mente è perfettamente in grado di immaginare un universo simile a quello nel quale viviamo, fatto cioè di galassie, stelle, pianeti e forme di vite. E questo significa che la nostra mente costituisce di fatto l’unico fenomeno osservabile e ripetibile attraverso il quale è possibile spiegare ciò che permette all’universo di essere quello che è, e di mantenersi tale.

Detto in altri termini: se la capacità della materia di essere autosufficiente in sé stessa non è avvalorata da alcun tipo di fenomeno osservabile ripetibile, non può dirsi lo stesso dell’ipotesi secondo la quale sia una mente a sostenere tutto ciò che esiste.

I paradigmi della mente e i preconcetti contrari

L’idea che l’universo non si regga in sé stesso ma sia il prodotto di una mente che lo immagina può apparire assurda in un’epoca materialista come la nostra. In quest’epoca infatti la scienza considera la materia, nell’accezione più ampia del termine, come autosufficiente in sé stessa.

Si tratta però di una conclusione illecita in quanto non siamo a conoscenza di alcun fenomeno osservabile e ripetibile in grado di giustificarla.

Detto in altri termini: non vi è alcun fenomeno in grado di fornire un esempio concreto della capacità della materia di sussistere in sé stessa. Quello che osserviamo infatti è che la materia esiste, mentre ci sfugge completamente ciò che le permette di riuscirci.

È chiaro che non essendoci alcuna evidenza della capacità della materia di essere autosufficiente in sé stessa, è del tutto legittimo, se non addirittura indispensabile, prendere in considerazione l’ipotesi che a sostenerla sia dell’altro.

I paradigmi della mente: come nascono?

Sono arrivato allo sviluppo dei paradigmi della mente passando attraverso varie fasi.

Per prima cosa mi indirizzai sulla logica con l’obiettivo di ricondurre il principio di identità e quello di non contraddizione alle proprietà della mente umana. Sapevo cioè come funzionava la mente umana: dovevo solamente prendere la nostra capacità di determinare ciò che è e ciò che non è o che non può essere e ricondurlo ai meccanismi di mia conoscenza.

Verificare che i principi di identità e non contraddizione con cui comprendiamo il mondo fossero davvero espressioni della mente umana, mi fece subito comprendere che c’era qualcosa di molto strano.

Perché il mondo esterno alla nostra mente si conformava a tali limiti? Perché, mi chiesi, ciò che è possibile e impossibile da capire per la nostra mente finiva per essere qualcosa che era possibile e impossibile da verificarsi anche nel mondo ad essa esterno?

Mi resi cioè conto che se la logica prodotta dalla nostra mente funzionava nel descrivere il mondo era perché per qualche strana ragione tra di loro sussisteva un preciso legame. E l’unica spiegazione plausibile, per quando sorprendente, era che il mondo esterno fosse a sua volta l’espressione di una mente dotata delle stesse capacità creative della nostra.

Facendo mia questa ipotesi di lavoro fui in grado di risolvere facilmente i principali problemi delle scienze contemporanee, e fui addirittura in grado di riformulare materie come la matematica e la fisica.

Quando mi accorsi che la riformulazione di queste materia rifletteva un approccio alla conoscenza completamente diverso e superiore al precedente, ho proceduto a formalizzarlo, facendo nascere per l’appunto i paradigmi della mente.

I paradigmi della mente: cosa sono?

Il termine paradigma è utilizzato per indicare il modello di riferimento a cui ci si uniforma nello svolgere una certa attività. In ambito scientifico rappresenta il metodo di indagine seguito dalla comunità scientifica per raggiungere una conoscenza sempre più vasta e precisa di un certo ambito della realtà.

In particolare le scienze sperimentali quali la fisica e la chimica seguono il paradigma del metodo sperimentale, mentre le scienze esatte quali la matematica e la geometria seguono il paradigma dei sistemi assiomatici formali.

I paradigmi della mente che ho sviluppato in alcuni anni di studi nascono per sostituire gli attuali paradigmi, sia nell’ambito delle scienze esatte che in quello delle scienze sperimentali.

L’assunto principale alla loro base è quello di considerare l’universo come ciò che viene immaginato momento dopo momento, posizione per posizione, da una mente con capacità creative qualitativamente simili alle nostre.